Giuseppe Muraca, Attilio Mangano, L’altra linea.

   
Giuseppe Muraca
 “La mia recensione del 1992 del libro “L’altra linea” di Attilio Mangano, pubblicata sulla rivista “Il Ponte”, 1992. Giuseppe Muraca, Attilio Mangano, L’altra linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzierì e la nuova sinistra, Catanzaro, Pullano editori, 1992.

 

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La nozione di storia come continuum e perpetuum privo di salti qualitativi genera scientismo, ottimismo tecnologico, riformismo. Franco Fortini, Le mani di Radek, 1963 II senso della storia come continuum e come progresso è stato distrutto non solo da due guerre mondiali, ma dalla involuzione delle rivoluzioni socialiste. Romano Luperini, Il Novecento, 1981 Questo libro raccoglie un gruppo di saggi, alcuni già usciti in riviste ed altri inediti, in cui Attilio Mangano ripercorre le tappe fondamentali dell’attività teorica politica e culturale di Fortini, Bosio, Montaldi e Panzieri. La lunga postfazione porta il discorso fino ai nostri giorni e rappresenta una sorta di bilancio critico su un’intera stagione politica dell’Italia contemporanea. Ma perché un tema così controcorrente, lontano dalle mode e dagli attuali rituali storiografici? Si tratta del solito vizio dei settari di voler parlare nostalgicamente e sempre di se stessi — magari tentando di perpetuare una loro immagine pura e incontaminata —, oppure di qualcos’altro? Quel che muove Attilio Mangano è in effetti un reale bisogno di conoscenza, di fare i conti con un passato-prossimo ancora bruciante che ha lasciato tanti interrogativi irrisolti, diverse domande inevase. Perciò la sua visione storica non è acritica e aproblematica, non è continuista né tantomeno liquidazionista, bensì viene dettata dalla necessità di “passare a contrappelo” vicende, culture e figure della nuova sinistra cercando di porre in evidenza i loro aspetti positivi, i loro punti di forza e i loro momenti di rottura, ma senza occultarne le ragioni e le cause della loro debolezza e della loro sconfitta o della loro emarginazione. Dunque: Fortini, Bosio, Montaldi, Panzierì e la nuova sinistra — così suona il sottotitolo del libro. Che cosa accomuna questi infaticabili “tessitori di ragnatele” (per riprendere la suggestiva definizione che Cesare Cases ha dato di Panzieri in un articolo commemorativo dal quale Mangano trae la citazione iniziale)? Questi intellettuali militanti hanno iniziato il lavoro nel corso dei “dieci inverni”, nel periodo dell'”egemonia moderata del togliattismo” sottraendosi “al fascino politeista dello stalinismo elaborando metodi di ricerca sociale e strumenti di cultura politica nuovi” rivolti all’affermazione di una prospettiva diversa, di un’altra linea rispetto a quella dominante. “Diversi fra loro” per formazione e per “opzione politica e ideologica, si incontrano e si dividono, collaborano e polemizzano, mentre in realtà sono accomunati da una metodologia (antagonismo sociale, movimento di base, primato del soggetto-classe sul partito-predicato, azione dal basso, conoscenza concreta, co-ricerca e inchiesta) che rimane a fondamento della diversità e originalità della nuova sinistra”. Da questo punto di vista la fine dello stalinismo e del centrismo e in particolar modo la drammatica crisi del 1956 hanno rappresentato un momento di rottura e di svolta in quanto hanno innescato un processo di profonda revisione e di aggiornamento della cultura tradizionale, dando inizio a una nuova stagione di dibattiti e di polemiche di rara intensità e valore che hanno interessato e coinvolto tutti gli strumenti culturali, le riviste e i giornali della sinistra (“II contemporaneo”, “Ragionamenti”, “Opinione”, “L’Avanti”, “Mondo operaio”, per citare soltanto alcune testate). E Fortini, Bosio, Montatói e Panzieri pur da strade diverse hanno partecipato intensamente a quel confronto politico-culturale sorretti tutti dalla convinzione di una necessaria “fuoriuscita a sinistra dallo stalinismo”, dal terzinternazionalismo e dallo storicismo sulla base di un ritorno alle fonti, di un ripensamento e di una riclassificazione del marxismo, in netta contrapposizione alle ideologie tecnocratiche e modernizzanti del neocapitalismo, della coesistenza pacifica e alla politica neogiolittiana del nascente centrosinistra. Non a caso tra la fine degli anni Cinquanta e gli albori del decennio successivo essi sono pervenuti alla decisione di rompere ogni legame, a costo di un pesante isolamento, con le organizzazioni storiche del movimento operaio lavorando, in concomitanza con la ripresa delle lotte operaie, per la fondazione di nuovi strumenti di ricerca e di dibattito teorico-politico e culturale (come i “Quaderni rossi”, i “Quaderni piacentini”, “II Nuovo Canzoniere italiano”, “Giovane critica”, “Nuovo impegno”, “Classe e stato”, ecc.), che sono stati alla base dello sviluppo del neomarxismo italiano e della nuova sinistra, che hanno favorito il coagulo dei grandi movimenti di massa degli anni Sessanta, nati dalle contraddizioni della società del benessere dello sviluppo capitalistico e impcrialistico. L’esplosione del ’68 universitario e l’autunno caldo che hanno segnato una progressiva saldatura tra intellettuali e classe operaia nella battaglia per l’affermazione della democrazia diretta, deH’assemblearismo,deiregalitarismo, della lunga marcia attraverso le istituzioni, hanno ripreso, rielaborandoli, molti spunti teorici della generazione dei “dieci inverni”. Fortini partecipa instancabilmente a diversi controcorsi e ad altre manifestazioni di massa, “Bosio è nel movimento, impegnatissimo a registrare su magnetofono le nuove esperienze, Montaldi cura per il gruppo K. Mane la traduzione della piattaforma Pouvoir ouvrìere francese”, mentre Panzieri era scomparso prematuramente nell’ottobre del 1964, a soli 43 anni, lasciando però un’importante eredità. Il più critico di tutti si dimostra Fortini che già in pieno Sessantotto pur evidenziandone la grande portata politica, polemizza duramente con il movimento studentesco per il suo politicismo e per il suo ideologismo dogmatico pronunciandosi per una strenua difesa dell’insostituibilità del discorso letterario contro la tanto predicata morte della letteratura e il diffuso invito al suicidio dell’intellettuale. Tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta mentre la lotta politica investe l’intera società sul piano organizzativo e ideologico si verifica l’affermazione dei vari partiti della sinistra extraparlamentare, che non nascono (e su questo passaggio si registrano, a mio modo di vedere, le pagine più deboli dell’intero discorso di Mangano) solamente e semplicemente per il forte richiamo dei modelli organizzativi tradizionali e dal bisogno di non disperdere un potenziale di lotte nate spontaneamente — che richiedeva sempre di più un lavoro di dirczione e di coordinamento politico-organizzativo — , ma anche dalla necessità di rispondere agli attacchi sempre più recrudescenti dello stato e del terrorismo nero. Questo ha causato la frammentazione del movimento, un sempre più acceso dogmatismo e una più marcata ossificazione teorica che hanno in generale impedito la comprensione delle grandi novità economiche e politiche che cominciano ad affermarsi a livello nazionale ed internazionale già a partire dal 1972 e in particolar modo con la crisi petrolifera del 1973. La grande avanzata del partito comunista avvenuta a metà degli anni settanta, l’affermazione del bipolarismo DC-PCI e l’avvio del patto governativo di unità nazionale hanno accentuato la chiusura del sistema politico, l’acutizzarsi della crisi istituzionale, della disgregazione sociale e del fenomeno terroristico comportando la fine di una fase politica e sociale iniziata proprio con la crisi del 1956 e il tracollo definitivo della nuova sinistra. Ora è chiaro che si è trattato di una sconfitta storica di tutto un movimento politico e sociale di vasta portata, che aveva interessato pressappoco l’intero pianeta e che aveva scommesso su una trasformazione rivoluzionaria della società contemporanea. E questa sconfitta assume un senso ancora più tragico se si pensa che tre dei quattro intellettuali militanti, di cui si parla in questo libro (ma l’elenco potrebbe allargarsi di molto) sono morti prematuramente: di Panzieri si è già detto, Bosio è scomparso nel 1971 a soli 48 anni e Montaldi è stato trovato annegato nelle acque del Po nel maggio del 1975. Così riflettendo su questi dati verrebbe quasi da affermare, parafrasando un grande saggio di Roman Jakobson dedicato ai grandi poeti russi dell’avanguardia letteraria del periodo rivoluzionario, che questa generazione di intellettuali militanti ha dissipato alcune delle sue migliori intelligenze. Gli anni Ottanta — con l’affermazione planetaria della nuova “rivoluzione” capitalistica e col crollo del sistema sovietico e dei vari socialismi reali, con la profonda crisi dei valori, — hanno reso più lontana, quasi cancellato quella intensa stagione di ricerca teorica e culturale, di lotte politiche e sociali e la fiumara della storia offuscando qualsiasi prospettiva di profonda trasformazione ha travolto tra le macerie del marxismo anche le figure dei socialisti diversi, libertari, dei marxisti eterodossi e antidogmatici che non è giusto dimenticare. Ma dopo i vari terremoti politici sociali e culturali dell’ultimo decennio è ancora possibile ragionare con i vecchi schemi di pensiero? Io credo di no (e neppure Attilio Mangano). Si tratta di una crisi che interessa il solo pensiero marxista o, come appare più probabile, l’intera tradizione culturale? Io penso piuttosto che ci si trovi a un nuovo passaggio della storia. Perciò è necessario “riaprire una nuova catena dei perché”, avviare un nuovo ripensamento teorico nel tentativo di recuperare un punto di vista diverso e alternativo sia ai vari totalitarismi socialisti e sia al sistema-mondo capitalistico, di inventare nuovi strumenti di conoscenza e di trasformazione della realtà contemporanea. E in questo lavoro di lunga lena intellettuali militanti come Fortini, Bosio, Montaldi e Panzieri proprio per la loro esemplare ‘apertura’ teorica politica e culturale hanno ancora tanto da insegnarci.”.

Giuseppe Muraca, Attilio Mangano, L’altra linea.ultima modifica: 2012-03-22T15:45:38+01:00da mangano1
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